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Diario
1 febbraio 2010
Lascia che ti parli di ciò che mi fa paura.
Mi fa paura il futuro, il lavoro. Mi terrorizza sentire di tutta questa gente a casa, mi sconvolge non venir chiamato a un colloquio. Mi spaventa il futuro, gli anni che passano, il mio corpo che perde pezzi, la mia memoria che peggiora, di giorno in giorno.
Mi prende il panico se penso al domani, al fatto di non farcela, al fatto di farti rischiare l'avvenire, con quello che –in giornate come questa- mi sembra un vicolo cieco.
Vedo i miei amici, i nostri amici, lottare ogni giorno, combattere le nostre stesse guerre, li vedo esausti e stremati, alcuni di loro hanno perso la battaglia e da molto non riescono a rialzarsi.
Mi sento stanco, e stremato, mi sento avvilito, e arrabbiato e demoralizzato e deluso.
Mi fa orrore sentir parlare di multinazionali, di skills, di gbu, di forecast, di budget. Continuo a pensare che, prima di tutto questo, le cose funzionavano, e la gente non era terrorizzata. La gente normale pensava di potercela fare.
Ma la normalità ora è preclusa, non è accessibile. Ora, in questo posto, in questo mondo, se non hai 25 anni, due lauree, un master e minimo tre lingue fluenti (e nonostante ciò non hai nemmeno idea di cosa significhi lavorare, vendere, organizzare, gestire) semplicemente sei invisibile.
L’invisibilità fa paura, mi fa paura, da morire.

| inviato da Misto il 1/2/2010 alle 10:51 | |
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